Crea sito

Fernando

Fernando

Il 23 aprile dell’anno scorso, alle 2 di notte ero su fb e aspettavo il sonno. Stavo per chiudere, quando mi arriva un messaggio privato dal profilo del mio amico Fernando:

“Ehi, come va?”

Il mio amico Fernando è morto.

Ho pensato: sarà suo fratello.

Fernando non aveva fratelli.

Ho pensato: sarà un hacker che si è preso il suo profilo. Bisognerebbe che i familiari si ricordassero di chiudere il profilo delle persone, quando muoiono. Anche se Fernando, per quanto ne so, non aveva familiari.

“Ci sei? Perché non rispondi?” insisteva l’hacker, o chi per lui.

“Chi cazzo sei?” ho digitato, e mi tremavano un po’ le mani.

Faccina che ride.

“Chi sei?” ho digitato ancora.

“Chi vuoi che sia? Sono Fernando.”

Fernando è morto tre anni fa, di una malattia col nome strano che nemmeno sapevo esistesse. E mi stava scrivendo dal suo profilo fb. Almeno così pareva.

Era tardi, ero solo in casa, avevo bevuto, e non mi veniva in mente niente che potesse giustificare la cosa terrificante che stava succedendo.

“Dammi una prova che sei tu. È impossibile che sia tu. Tu sei…”

“Io sono morto. Pensi che non me lo ricordi?”

“Non ci credo. È impossibile. Mi stai facendo uno scherzo del cazzo.”

“Non è uno scherzo.”

“È una cosa infame venire a giocare coi sentimenti della gente. Con la memoria dei morti. Sei uno stronzo. Chiunque tu sia. Vergognati.”

Faccina che ride.

“La tua fidanzata si chiama Viola.”

Tre anni fa, la mia fidanzata si chiamava Viola. Non la conosceva nessuno, solo Fernando sapeva di lei. E lei non sapeva di Fernando.

Mi sudavano le mani, il mouse e la tastiera mi scivolavano sotto le dita.

“Strano. Adesso sto con una che si chiama Laura, e tu non lo sai.”

“Sono morto, tre anni fa. Come faccio a sapere che hai cambiato fidanzata?”

“Ma tu… Ma i morti…”

“Non vediamo un cazzo. Non passeggiamo tra le nuvole. Non vi proteggiamo dal cielo. Sennò perché starei qui a scriverti da un profilo fb?”

Era primavera inoltrata, ma cominciavo a gelare. Battevo i denti.

“Ma allora dove state?” ho chiesto. E mi pareva surreale fare una domanda del genere digitando su una tastiera, a uno che sosteneva di connettersi dal regno dei morti. Una parte di me non ci credeva, naturalmente. L’altra parte batteva furiosa sui tasti e aspettava le risposte, trattenendo il respiro.

“Stiamo qua. Dove dovremmo stare? Finché non ce ne andiamo, stiamo qua.”

“Qua dove?” ho provato a insistere.

Fernando ha ricominciato a sparare faccine e non mi ha risposto.

“Dimmi di te, piuttosto. Mi manchi, lo sai? Mi mancano gli amici. Qua è una gran rottura. Riflessione e malinconia, per l’eternità. Sai che roba.”

“L’eternità?” ho ripetuto, speranzoso.

“Beh, finché non ce ne andiamo, s’intende. Ma raccontami di te. Come va? Come stai?”

“Sto bene. Abbastanza. Ma adesso…”

“Riesci a scordarti per un attimo che sono morto? Riesci a trattarmi come un vecchio amico che non senti da un bel po’ e basta?”

Abbiamo chiacchierato davvero, per una mezz’ora, come se fosse una cosa normale. Fernando morto sembrava Fernando di tre anni fa, quello vivo. Faceva lo stesso tipo di battute e gli stessi errori di ortografia. Poi all’improvviso mi ha salutato:

“Adesso devo smettere.”

“Che hai da fare?” ho chiesto cercando di fare lo spiritoso.

Fernando non ha risposto. Non lasciava scalfire la sua imperturbabile serietà dalle mie battute cretine:

“Devo andare. Hai qualcos’altro da dirmi?”

Ho sentito un colpo al cuore, e una grandissima tristezza.

“Ma tornerai di nuovo? Quando ci risentiamo?” ho implorato.

Io le separazioni non le reggo. Le cose definitive mi mettono il panico. Sono rimasto amico di tutte le mie ex-fidanzate, anche di quelle che non vedevo l’ora di scaricare. Per dire. Figuriamoci il mio amico Fernando, tornato dal regno dei morti via messenger. Non poteva essere un nuovo addio, un altro funerale.

“Eh?” non rispondeva “Allora verso quando?”

“Non lo so se possiamo risentirci di nuovo. Dipende.”

“Dipende da cosa?” ha chiesto ovviamente la parte di me che, sempre di più, ci credeva e voleva capire.

“Dipende dall’algoritmo.”

Quella è stata l’ultima parola di Fernando via messenger. L’algoritmo.


Sono 365 giorni e 365 notti che sto qui, inchiodato al pc. Mangio a malapena, non dormo quasi mai. Non esco più di casa. Non studio più, non cerco lavoro. La spesa me la porta ogni tanto mia madre.

Ho provato a testare i criteri, a capire come funziona l’algoritmo che mette in contatto i vivi e i morti.

Ho provato a interagire con i vecchi post di Fernando. Ho messo like, ho commentato. Gli scrivo messaggi in privato, mando gli auguri a tutte le ricorrenze. Ho chiesto l’amicizia a tutti i suoi amici e seguo tutti i loro post. Ma non sembra essere questo il punto.

Ho immaginato qualcosa di più spirituale, trattandosi di morti. Ho condiviso citazioni filosofiche, religiose, aforismi, poesie, opere d’arte. Poi ho provato a immaginare un codice, una parola chiave: tutti i post dovevano contenere il termine “morte”. Poi ho tentato con la parola “anima”. Poi con “reincarnazione”, “paradiso”, “inferno”, “dio”, “limbo”, “nirvana”, e tutto quello che mi veniva in mente che avesse qualche attinenza col tema. Risultati: zero. Fernando non si è più sentito.

In questo periodo contatto gli amici di persone morte da poco. Mi presento e, quando li sento più rilassati e confidenti, faccio domande. Non tutte insieme, non tutte lo stesso giorno. Vaghe, all’inizio. Poi più precise: hanno per caso ricevuto messaggi via fb dai loro amici defunti? Nessuno finora mi ha risposto. Mi levano l’amicizia, mi bloccano, qualcuno mi avrà pure segnalato. Immagino sia difficile distinguermi dai pazzi che vanno importunando a vario titolo la gente sui social. Ma io non perdo le speranze.

Ogni mattina e ogni sera siedo qui, e guardo la piccola faccia sorridente di Fernando che mi fissa sul lato destro dello schermo, nella lista dei contatti. Perché, anche se questo maledetto algoritmo ci impedisce di comunicare, io la vedo, la pallina verde accesa vicino alla sua foto in bianco e nero.

Fernando è on line, e mi sta aspettando.

(Fernando è un racconto inedito e anche una sorta di “prequel” del romanzo che sto scrivendo)



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.